Ora anche la Germania fa la faccia buona verso Atene

L’Unione europea deve intervenire presto, oppure l’incendio rischia di propagarsi. L’appello per sbloccare il piano di aiuti che consentirà alle finanze greche di tirare un po’ il fiato è stato lanciato ieri dal primo ministro di Atene, Georges Papandreou, ed era rivolto a Bruxelles perché Berlino intendesse. La cancelliera Angela Merkel, in risposta, ha fatto sapere che la Germania non vuole evitare “le proprie responsabilità”.
28 APR 10
Ultimo aggiornamento: 18:24 | 11 AGO 20
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L’Unione europea deve intervenire presto, oppure l’incendio rischia di propagarsi. L’appello per sbloccare il piano di aiuti che consentirà alle finanze greche di tirare un po’ il fiato è stato lanciato ieri dal primo ministro di Atene, Georges Papandreou, ed era rivolto a Bruxelles perché Berlino intendesse. La cancelliera Angela Merkel, in risposta, ha fatto sapere che la Germania non vuole evitare “le proprie responsabilità” e che “non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman Brothers”. Perciò è “necessario che i negoziati con la Grecia possano concludersi entro pochi giorni”. A patto ovviamente che il paese in difficoltà accetti un “piano esigente” di risanamento, visto che la prima economia europea – come ha fatto capire nei giorni scorsi – non è disposta a correre in aiuto di nessuno che non si impegni preliminarmente a contenere la spesa pubblica.

I mercati però sono impazienti e ogni giorno che passa le turbolenze aumentano, non foss’altro per l’esposizione che le banche dell’area euro hanno nei confronti dell’Ellade: i dati della Banca dei regolamenti internazionali parlano di 75 miliardi di euro per le banche francesi, 34 miliardi per quelle tedesche e 5,27 per quelle italiane. Vista la situazione, ieri anche i vertici della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale hanno deciso di aumentare il pressing nei confronti del governo tedesco. “Vi è la necessità assoluta che la Germania si decida in fretta”, ha detto Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, nel corso di una sua visita al Bundestag. Insieme a Dominique Strauss-Kahn, numero uno del Fmi, hanno voluto confrontarsi direttamente con i parlamentari della prima economia europea.

E dall’esecutivo guidato da Merkel sono arrivati segnali di apertura: “La Germania è pronta a sborsare con urgenza fondi per l’indebitata Grecia – ha dichiarato il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble – durante il fine settimana dovrebbe essere raggiunto un accordo e lunedì dovrebbe essere presentato un disegno di legge che approderà poi al voto della Camera bassa”. Molti condizionali, eppure sono bastati perché l’euro a metà giornata iniziasse a recuperare un po’ del terreno perso nei confronti del dollaro. La ripresa dei listini si è ulteriormente rafforzata non appena si è saputo che l’entità del pacchetto di aiuti destinato alla Grecia, per ora pari a 45 miliardi di dollari, potrebbe aumentare; si è parlato di un intervento di circa 120 miliardi in tre anni. Risultato: i tassi di rendimento dei titoli governativi greci sono calati, dopo i picchi raggiunti in mattinata, e lo spread dei bond greci a dieci anni, rispetto ai bund tedeschi, è sceso sotto i 700 punti da oltre quota 800. A fine giornata però è stata Madrid a far scivolare ancora le Borse: Standard & Poor’s ha infatti tagliato il merito di credito della Spagna, da AA+ a AA, spingendo l’euro a 1,31 dollari, il punto più basso da un anno a questa parte.

Le agenzie di rating tornano dunque sotto i riflettori.
Non a caso Jean-Claude Trichet, parlando del “programma coraggioso” che la Grecia dovrà predisporre, ha detto di attendersi che “gli osservatori ne tengano conto, incluse le agenzie di rating”. Il riferimento non è casuale: due giorni fa infatti è stata proprio la decisione di Standard & Poor’s di declassare il debito pubblico greco al rango di “titoli spazzatura” (BB+) a turbare ulteriormente la situazione. E a far suonare un campanello d’allarme – sostengono gli analisti – perfino a Francoforte. Nel bilancio della Bce, infatti, figurano una quantità indefinita di bond del governo greco, depositati come garanzia di operazioni di rifinanziamento richieste da banche private elleniche e europee. Ma ora gli stessi bond di Atene, se anche Fitch e Moody’s si allineassero sul giudizio dato da Standard & Poor’s, rischierebbero di non poter garantire più un bel nulla. In questo caso il patrimonio della Bce, che nel corso della crisi era venuta incontro agli stati, subirebbe un contraccolpo. Per non parlare delle possibilità delle banche greche di accedere a ulteriore liquidità.